Mons. Adolfo Russo
Dalla rivista Un Servizio d’Amore, luglio 2025, anno XXXVI n. 1 — pagina 15.
Il nostro mondo – privo della musica – sarebbe certamente meno avvincente, meno bello. Friedrich Nietzsche soleva addirittura ripetere che “senza di essa la vita sarebbe un errore”. Lo avevano capito bene nella Napoli del ‘600 gli educatori dei Conservatori, che vollero inserire il canto e la musica nei loro programmi formativi. Pensavano così di assicurare ai ragazzi non solo un tetto e qualcosa da mangiare, ma un valore aggiunto e forse anche un futuro lavorativo.
Sappiamo che Napoli in quegli anni era considerata la capitale della musica. Papà Mozart, con il piccolo Wolfgang per mano, venne a Napoli per presentare il grande genio ai più noti compositori del tempo. Venne a Napoli, ma non andò a Parigi, a Roma o a Londra.
In realtà tutto nacque da un atto d’amore per i bambini poveri. In città erano nati quattro Conservatori, che – contrariamente a quanto indica il nome nel linguaggio comune – non erano istituti specializzati per lo studio della musica, ma strutture che accoglievano bambini poveri, senza famiglia, costretti a vivere per strada. Qui venivano accolti, curati, tutelati, “conservati”.
Uno di questi nacque ad opera di un fraticello francescano, Marcello Fossataro, che passava per
le strade chiedendo un’elemosina per i “poveri di Gesù Cristo”. Nacque così il Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo in via Tribunali, a fianco dell’attuale Chiesa di Santa Maria della Colonna.
Oggi, a distanza di tanti anni, grazie ad una Fondazione della Curia di Napoli, rivive lo spirito di quest’antico Conservatorio. Più di sessanta bambini di famiglie meno ambienti del centro antico frequentano gratuitamente l’antico conservatorio: vi trovano dieci giovani maestri, diversi compagni di esperienza, tanti strumenti musicali.
Proprio nel cuore del centro storico, di fronte alla grande Chiesa dei Gerolamini, a quattro passi da S. Gregorio Armeno, riprende vita un’antica prassi educativa per rendere più “sonora” la vita di questi ragazzi, più ricca di promesse per il loro futuro. Venerdì 23 giugno i ragazzi hanno dato prova delle loro iniziali abilità, suonando i loro strumenti davanti ai genitori e a un folto pubblico e suscitando in tutti una tenerezza immensa, una commozione veramente sentita.
Contenuto d’archivio: le indicazioni temporali del testo si riferiscono al numero di luglio 2025.