La Diaconia di San Gennaro e le origini del monastero di San Gregorio Armeno

Dalla rivista Un Servizio d’Amore
Dalla rivista Un Servizio d’Amore, luglio 2025, anno XXXVI n. 1 — pagine 18–19.

La Diaconia di San Gennaro e le complesse vicende storiche sull’origine del monastero di san Gregorio Armeno La

diaconia di San Gennaro,fu istituita dal vescovo Agnello, probabilmente in un preesistente edificio di culto, magari dismesso, al limitare del vicus nostrianus (oggi via San Gregorio Armeno) nel VII secolo, dopo l’eruzione del Vesuvio del 685, nelle immediate adiacenze del bagno di Nostriano che fornì la toponomastica antica al vicus lungo il quale esisteva anche un altro piccolo edificio di culto, Santa Maria ad balneum nelle immediate adiacenze dello stesso complesso di pubblica utilità, e del quale se ne sono perse le tracce, se non su qualche documento anteriore al 1000 ed ancora in un documento che più avanti citerò.Nei primi decenni del secolo VIII, secondo Gennaro Aspreno Galante (cfr. Guida Sacra della Città di Napoli, Napoli, 1872) nella diaconia trovarono ospitalità provvisoria le monache basiliane in fuga dall’Armenia diventata iconoclasta dal 726, come tutti i territori dell’impero romano d’oriente, per un decreto dell’imperatore Leone III Isaurico (717-741), prima di prendere possesso degli oratori dei Santi Sebastiano e Pantaleone , sullo stesso vicus nostrianus.Furono esse, infatti, a costituire il primo nucleo del monastero intitolato a San Gregorio Armeno, l’Illuminatore (257-332c.) il cui corpo, insieme al cranio di San Biagio,e ad altre reliquie, avevano portato con loro, fuggendo dall’Armenia.Queste monache ricostruirono o, probabilmente, riattarono i preesistenti oratori di San Sebastiano e di San Pantaleone, con l’aiuto del vescovo-duca di Napoli, Stefano II (767-800c.), nel 780, e vi si trasferirono, intervenendo successivamente anche su altri oratori adiacenti, loro concessi, quello di San Festo e quello di San Gaudioso. Secondo alcuni storici la prima chiesa fu costruita nel 930 circa sulle rovine di un tempio dedicato al culto di Cerere, nel luogo in cui secondo la leggenda preesisteva una chiesa fondata da Sant’Elena, madre dell’imperatore CostantinoProbabilmente sul finire dell’anno 1000 gli oratori si fusero in un unico complesso monastico, come risulterebbe da un documento del 1009, riferito da Bartolommeo Capasso (1815-1900), quando il duca di Napoli Sergio IV (1002-1027) stabilì il governo dell’unico monastero risultante dalla fusione dei vari oratori nelle mani di una certa monaca di nome Maria, sua consanguinea. Le vicende storiche, spesso controverse, della origine del complesso monastico di San Gregorio Armeno, ampiamente esposte da Aldo Pinto (cfr. Trasformazioni urbane dei monasteri di San Gregorio Armeno e San Pantaleone), interessano per configurare gli spazi di pertinenza della diaconia di San Gennaro, che è identificata come Sancti Januarii ad diaconiam o Sancti Jennarelli in ulmo S. Laurentii, nel Chronicon di Santa Maria del Principio, del 1313 circa, lungo il vicus che appare ancora denominato di San Nostriano, perché dalla catacomba napoletana furono trasferite ed inumate nel maggiore Altare della chiesa della diaconia le reliquie del corpo di San Nostriano, probabilmente negli anni immediatamente precedenti o successivi al governo episcopale di Giovanni IV detto lo Scriba (842-849), che trasferì dall’ipogeo di Capodimonte nella antica Cattedrale di Napoli ed inumò nella sua basilica gemina, la Stefanìa, le reliquie dei Santi vescovi napoletani.

Napoli – Monastero di San Gregorio Armeno _ Reliquiario a casetta contenente il cranio di San Gregorio Armeno, detto l’Illuminatore – Altre reliquie del Santo sono conservate nella cappella reliquiario del duomo di Napoli.

Le reliquie del corpo di San Gregorio Armeno, dopo una breve permanenza nella chiesa della diaconia, furono definitivamente trasferite nella chiesa del monastero, dove è conservato il cranio in un “cassettino”, insieme ad altre reliquie del Santo e in tempi successivi, la loro presenza e la incidenza del complesso monastico, contribuirono alla modifica della toponomastica del vicus. Esse dopo vari passaggi e divisioni, sono in parte conservate, almeno un osso lungo ed altri reperti di seconda e terza classe, nella cappella reliquario del duomo di Napoli, da me individuati e osservati, ma non ancora oggetto di studio e catalogazione (cfr. Tino d’Amico, La cappella dedicata allo Spirito Santo, ex patronato della famiglia Galluccio, dal 1891 reliquiario del duomo di Napoli “vestibolo del paradiso”, in: il blog di tino d’Amico – http//tinodamico.wordpress.com).Stessa sorte toccò al cranio di San Biagio, portato dalle stesse monache dall’Armenia e ricoverato nella diaconia.Quando le monache si trasferirono nel nuovo monastero di San Gregorio Armeno non portarono con loro anche la reliquia del cranio di San Biagio che fu sistemata in una cappelletta attigua alla chiesa, forse nell’ambiente già utilizzato come sagrestia, che opportunamente ampliato divenne poi l’oratorio di San Biagio da dove poi fu trasferito nel monastero di San Gregorio Armeno per timore che potesse essere rubato, nel 1547.

Il toponimo all’olmo fu aggiunto al titolo della diaconia fin dal tempo della età ducale e gli deriva dalla presenza, antistante l’ingresso, di un grande olmo, al quale i vincitori delle corse con i cavalli e delle giostre dei cavalieri dei Seggi napoletani, che si tenevano nella vasta area fuori della murazione a Nord-Est e detta carbonara, ancora in età angioino-aragonese, appendevano i premi e i trofei, come ex voto a San Gennaro.

La Chiesa di Santa Patrizia, protettrice di Napoli insieme a San Gennaro, in essa si custodisce un’urna con il corpo della Santa, meta di pellegrinaggio così come l’ampolla che conserva il suo sangue e che, miracolosamente, si scioglie ogni anno il 25 agosto, giorno della Sua ricorrenza.

Napoli – Monastero di San Gregorio Armeno – Il reliquiario del cranio di San Biagio, dato in custodia alle monache nel 1547.

La Diaconia di San Gennaro e le origini del monastero di San Gregorio Armeno

Contenuto d’archivio: le indicazioni temporali del testo si riferiscono al numero di luglio 2025.