Maria, vera maestra dell’ars celebrandi

Mons. Giovanni Di Napoli
Dalla rivista Un Servizio d’Amore, luglio 2025, anno XXXVI n. 1 — pagine 6–7.

Maria, vera maestra dell’ars celebrandi. L

a costituzione del Concilio Vaticano II sulla sacra liturgica così tratteggia la presenza e la venerazione verso la Madre del Signore nelle celebrazioni che scandiscono l’anno liturgico: «Nella celebrazione di questo ciclo annuale dei misteri di Cristo, la santa Chiesa venera con particolare amore la beata Maria, madre di Dio, congiunta indissolubilmente con l’opera della salvezza del Figlio suo: in Maria ammira ed esalta il frutto più eccelso della redenzione, ed in lei contempla con gioia, come in una immagine purissima, ciò che essa desidera e spera di essere nella sua interezza» (n. 103). Innanzitutto, la celebrazione liturgica per sua natura riserva una particolare attenzione a Colei che, nel provvidenziale piano di Dio, è congiunta indissolubilmente con l’opera di salvezza del Figlio, avendo come suo precipuo scopo quello di rendere presente, attraverso i riti e le preghiere, quella medesima opera di salvezza (cf. n. 6). Con lo sguardo sempre pieno di stupore, volgendosi all’inizio, nel prefazio dell’Immacolata Concezione, rivolge la lode a Dio perché in Maria, nuova Eva, ha segnato «l’inizio della Chiesa, sposa di Cristo senza macchia e senza ruga, splendente di bellezza» e l’ha predestinata per il popolo cristiano «sublime modello di santità e avvocata di grazia» (Messale Romano ed. 2020, p. 683). Guardando poi avanti, alla meta e all’approdo del popolo peregrinante, nel prefazio per la solennità dell’Assunzione, lo sguardo sempre colmo di meraviglia, contempla Maria «primizia e immagine della Chiesa chiamata alla gloria» e vi ravvisa un segno luminoso «di sicura speranza e consolazione» (Messale Romano ed. 2020, p. 617). Q

ui vogliamo fermare l’attenzione sul tempo del cammino e in modo particolare su quella sosta che lo cadenza e lo sostiene, la celebrazione liturgica. Nell’agire rituale, con il farsi presente e il darsi dell’opera di salvezza che ha trovato il pieno compimento nella Pasqua del Signore Gesù, fa irruzione prolettica anche il compimento finale del suo Avvento glorioso. Non solo il singolo credente, ma l’intera assemblea radunata per l’atto celebrativo trova in Maria un vero modello per vivere al meglio l’incontro salvifico con il suo Signore. A darcene ampia e compiuta illustrazione è quella preziosa esortazione apostolica che cinquantuno anni orsono, il 2 febbraio 1974, san Paolo VI indirizzava a tutto il popolo cristiano, la Marialis cultus. Fa bene ancora oggi periodicamente prendere in mano il pregevole testo e lasciarsi spiritual

mente nutrire dalle sue inesauste ricchezze. Ebbene, nei paragrafi dal 16 al 23 il santo Pontefice ci presenta Maria come modello della Chiesa che celebra. «L’esemplarità della Beata Vergine in questo campo deriva dal fatto che ella è riconosciuta eccellentissimo modello della Chiesa nell’ordine della fede, della carità e della perfetta unione con Cristo, cioè di quella disposizione interiore con cui la Chiesa, sposa amatissima, strettamente associata al suo Signore, lo invoca e, per mezzo di lui, rende il culto all’eterno Padre» (n. 16). Possiamo dire che seguendo lo snodarsi dell’azione rituale, come prima Maria ci viene presentata come Vergine in ascolto (Virgo audiens). «E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore (Lc 1,45); fede con la quale ella, protagonista e testimone singolare della Incarnazione, ritornava sugli avvenimenti dell’infanzia di Cristo, raffrontandoli tra loro nell’intimo del suo cuore (cfr Lc 2,19.51). Questo fa anche la Chiesa, la quale, soprattutto nella sacra Liturgia, con fede ascolta, accoglie, proclama, venera la parola di Dio, la dispensa ai fedeli come pane di vita e alla sua luce scruta i segni dei tempi, interpreta e vive gli eventi della storia» (n. 17). Il secondo tratto messo in evidenza è quello di Vergine in preghiera (Virgo orans), con riferimento alla Visitazione, a Cana, all’attesa della Pentecoste e all’attuale condizione gloriosa in cui esplica la cura materna intercedendo per la Chiesa e per i singoli discepoli del suo Figlio. «Presenza orante di Maria nella Chiesa nascente e nella Chiesa di ogni tempo, poiché ella, assunta in cielo, non ha deposto la sua missione di intercessione e di salvezza. Vergine in preghiera è anche la Chiesa, che ogni giorno presenta al Padre le necessità dei suoi figli, loda il Signore incessantemente e intercede per la salvezza del mondo» (n. 18). Attingendo alla più genuina riflessione dei Padri della Chiesa, nel successivo paragrafo 19 mette in relazione la maternità verginale di Maria con la maternità verginale della Chiesa. E, avvicinandosi alla liturgia eucaristica, Maria viene presentata come Vergine offerente (Virgo offerens), richiamandosi a due momento evangelici: la presentazione al Tempio (Lc 2, 22-35) e alla presenza al Calvario presso la Croce (Gv 19, 25). «Per perpetuare nei secoli il sacrificio della Croce il divin Salvatore istituì il sacrificio eucaristico, memoriale della sua morte e risurrezione, e lo affidò alla Chiesa, sua sposa, la quale, soprattutto alla domenica, convoca i fedeli per celebrare la Pasqua del Signore, finché egli ritorni; il che la Chiesa compie in comunione con i Santi del Cielo e, prima di tutto, con la Beata Vergine, della quale imita la carità ardente e la fede incrol

labile» (n. 20). Molto interessante è quanto al riguardo viene prospettato nel paragrafo 21: «Modello di tutta la Chiesa nell’esercizio del culto divino, Maria è anche, evidentemente, maestra di vita spirituale per i singoli cristiani. […] Maria, però, è soprattutto modello di quel culto che consiste nel fare della propria vita un’offerta a Dio: dottrina antica, perenne, che ognuno può riascoltare, ponendo mente all’insegnamento della Chiesa, ma anche porgendo l’orecchio alla voce stessa della Vergine, allorché essa, anticipando in sé la stupenda domanda della preghiera del Signore: Sia fatta la tua volontà (Mt 6,10), rispose al messaggero di Dio: Ecco la serva del Signore: sia fatto di me secondo la tua parola (Lc 1,38). E il “sì” di Maria è per tutti i cristiani lezione ed esempio per fare dell’obbedienza alla volontà del Padre la via e il mezzo della propria santificazione». La Chiesa traduce i molteplici rapporti che la uniscono alla Vergini in vari ed efficaci atteggiamenti cultuali; venerazione, amore ardente, fiduciosa invocazione, commosso stupore, attento e puntuale impegno nella vita (cf. n. 22). A

conclusione di queste poche note, possiamo constatare come conservi ancora valore e attualità il desiderio di san Paolo VI espresso nel paragrafo 23: «Considerando, dunque, Fratelli Carissimi, la venerazione che la tradizione liturgica della Chiesa universale e il rinnovato Rito Romano esprimono verso la santa Madre di Dio; ricordando che la Liturgia, per il suo preminente valore cultuale, costituisce una regola d’oro per la pietà cristiana; osservando, infine, come la Chiesa, quando celebra i sacri misteri, assuma un atteggiamento di fede e di amore simili a quello della Vergine, comprendiamo quanto sia giusta l’esortazione del Concilio Vaticano II a tutti i figli della Chiesa, perché promuovano generosamente il culto, specialmente liturgico, della Beata Vergine: esortazione, che vorremmo vedere dappertutto accolta senza riserve e tradotta in pratica con zelo». Così potrà realizzarsi in ciascun partecipante e nell’intera assemblea radunata l’auspicio di Sant’Ambrogio: «Sia in ciascuno l’anima di Maria per magnificare il Signore, sia in ciascuno lo Spirito di Maria per esultare in Dio» (Commento su san Luca, II, 26: Liturgia delle Ore I, 348).

Contenuto d’archivio: le indicazioni temporali del testo si riferiscono al numero di luglio 2025.